Commenta le 10 proposte di azione per un Piano di sviluppo dei bio-distretti

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Questo argomento contiene 4 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Nadia Cipullo 1 anno fa.

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  • #525

    Salvatore Basile
    Amministratore del forum

    Le proposte di azione presentate di seguito, intendono integrare il Piano Strategico Nazionale per lo sviluppo del sistema biologico, senza nessuna velleità di essere esaustive. Si propongono infatti di stimolare il dibattito, finalizzato ad individuare percorsi pratici e istituzionali, per consolidare e diffondere l’esperienza dei bio-distretti.

    1. Promuovere a livello politico- istituzionale, nazionale e regionale, il riconoscimento dei bio-distretti come aree virtuose di interesse agro-ecosistemico. Questo al fine anche di scoraggiare le colloca-zioni di infrastrutture o impianti con impatto agro-ecologico negativo e non rispondente alle scelte di sostenibilità delle comunità locali. È opportuno attivare un tavolo interistituzionale per definire un quadro normativo che sia in grado di valorizzare la qualità dei processi di sviluppo territoriale, la governance, la partecipazione attiva degli attori e dei cittadini, i risultati di sostenibilità che le comunità locali si impegnano a conseguire. Ciò consentirebbe di configurare il bio-distretto come area territoriale prioritaria destinataria di azioni di sistema per strategie di sviluppo sociale, economico e ambientale integrato attraverso l’utilizzo coordinato dei fondi strutturali europei e con modalità di governance multi-livello (per esempio ITI).

    2. Sviluppare sistemi di misurazione dei risultati attesi relativi alle trasformazioni sociali, economiche, ambientali e culturali, condivisi dalle comunità locali che partecipano al bio-distretto.

    3. Favorire e sostenere la costituzione di Centri di servizi e innovazione a livello regionale e locale con la partecipazione delle organizzazioni dei produttori e dei consumatori, volti ad assicurare la formazione, l’informazione e la consulenza specialistica, accompagnare la gestione aziendale, sostenere il consolidamento e lo sviluppo delle filiere, aggregando tutti gli attori del comparto, della trasformazione, della distribuzione e del commercio, garantire la fornitura dei mezzi tecnici di qualità.

    4. Sviluppare marchi d’area distintivi per le produzioni agro-alimentari e forestali, i servizi turistici, l’artigianato, il commercio, il patrimonio storico-culturale e architettonico e per le città dei bio-distretti. Che siano progressivi, cioè a partire da requisiti minimi previsti dagli standard fino a sistemi di garanzia e qualità partecipata. Marchi che abbiano reputazione e valori condivisi da gruppi di produttori, erogatori di servizi e di consumatori, che consentano di ottimizzare la trasparenza e il controllo sociale.

    5. Promuovere azioni di informazione, educazione e comunicazione integrata a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale sui vantaggi dei bio-distretti nel quadro dello sviluppo dell’agricoltura biologica e dell’agro-ecologia sia per la qualità delle produzioni agroalimentari, sia per la tutela delle risorse naturali, che per diffondere modelli di consumo sostenibili e sani. Si potrebbero utilizzare sia le iniziative dei Piani di comunicazione sull’agroalimentare regionali, sia i canali delle Rete Rurale Nazionale, rafforzando il SINAB come strumento social web per l’informazione ai consumatori.

    6. Privilegiare le amministrazioni comunali che aderiscono ai bio-distretti, che adottano strategie di green public procurement (per esempio mense scolastiche e ospedaliere, verde pubblico ed aree pubbliche in generale, energie rinnovabili, ecc.), di gestione sostenibile del territorio e di circular economy, nei piani e nei programmi nazionali e regionali sulla gestione dei rifiuti, della mobilità, delle risorse idriche e del suolo.

    7. Sostenere progetti pilota “bio-distretti nei Parchi e nella aree protette” con i quali sperimentare una combinazione di innovazioni sociali, ecologiche e tecnologiche, che contribuiscano ad innescare il cambiamento strutturale e sostenibile dei sistemi agro-alimentari.

    8. Sperimentare nei bio-distretti la semplificazione della normativa sul biologico (es. certificazione di gruppo). Inoltre sarebbe possibile verificare nuovi schemi in relazione alla lunghezza e alla complessità della catena del valore, anche adottando nuove tecnologie già disponibili di tracciabilità e monitoraggio, al fine di alleggerire il più possibile l’onere gravoso degli obblighi burocratici sui produttori.

    9. Riconoscere i bio-distretti come ambiti privilegiati di Formazione, Ricerca e Innovazione: contesti di apprendimento e generazione di nuove conoscenze. Si propone di promuovere in collaborazione con il MIPAAF un confronto sistematico e la realizzazione di progetti pilota con il MIUR e a livello delle Regioni, per introdurre i principi e i metodi dell’agricoltura biologia e dell’agro-ecologia nei curricula degli istituti superiori, della formazione e dell’aggiornamento professionale e delle università, nonché dei dottorati e dei corsi di specializzazione.
    Inserire linee di ricerca e innovazione coerenti con le strategie dei bio-distretti nei piani nazionali e regionali, che siano in grado di migliorare e sostenere oltre agli aspetti tecnologici, tutte le dimensioni della sostenibilità compresi gli aspetti sociali e culturali, il rafforzamento istituzionale e la governance.

    10. Promuovere e sostenere i bio-distretti nella realizzazione di azioni di cooperazione internazionale in collaborazione MIPAAF-MAE, capaci di contribuire efficacemente a superare i limiti correnti dello sviluppo e della cooperazione, per promuovere e sostenere lo sviluppo locale partecipato e supportare sulla base della propria esperienza la diffusione di sistemi agroalimentari sostenibili. Si potrebbero realizzare interventi nell’ambito di programmi quadro multilaterali o bilaterali nei paesi di provenienza dei flussi migratori o in paesi considerati prioritari nei rapporti internazionali.

  • #531

    Francesco Di Giovanni
    Partecipante

    Condivido tutte le azioni proposte. Si potrebbe anche aggiungere la promozione dell’agricoltura sociale e del turismo responsabile.

    • #542

      Nadia Cipullo
      Partecipante

      Buonasera Francesco,

      l’agricoltura sociale è una realtà che andrebbe promossa sempre più, in quanto genera consapevolezza ed anche senso di partecipazione, fondamentale per rendere il territorio del biodistretto sempre più coeso.

      Un caro saluto,
      Nadia Cipullo

  • #538

    raffaele basile
    Amministratore del forum

    Alcune ulteriori integrazioni e specificazioni dei vari punti potrebbero essere utili. Ad esempio, quanto suggerito poco fa da Francesco Di Giovanni potrebbe inquadrarsi come una specificazione del punto 1.

  • #541

    Nadia Cipullo
    Partecipante

    Buonasera a tutti.

    Condivido pienamente i punti proposti. Provo a commentarne alcuni.

    In relazione al punto 1, si potrebbe pensare ad una forma di coinvolgimento attivo (engagement) dei cittadini/consumatori alla gestione ed allo sviluppo del biodistretto. Una raccolta di dati sulle tradizioni locali potrebbe essere un modo per raggiungere l’obiettivo (basta pensare solo alle tante “ricette” e competenze relative alle erbe spontanee che caratterizzano ogni territorio). L’integrazione tra l’offerta di prodotti bio e le conoscenze, tramandate di generazione in generazione, relative agli stessi è un modo, a mio avviso, per promuovere la cultura del bio (e quindi del biodistretto) ed evitare la perdita di tradizioni ed usi. Inoltre, i produttori del distretto potrebbero avvantaggiarsi di una fonte ulteriore di reddito, posto che molte erbe spontanee (ramolaccio, borragine, ortica…) potrebbero essere da loro commercializzate con costi di produzione più bassi delle classiche colture. Si tratta, infatti, di piante robuste che richiedono poco sforzo in termini di tempo e di costo di coltivazione.

    In relazione al punto 2, la valutazione delle performance del biodistretto dovrebbe avvenire tramite alcuni KPI (Key Performance Indicators) relativi agli aspetti economici, sociali ed ambientali dello stesso. Gli stessi, dovrebbero poi essere convogliati in una vera e propria balanced scorecard.

    In relazione al punto 5, ritengo che la fase comunicativa sia fondamentale. Proporrei la redazione periodica di un vero e proprio bilancio del territorio del biodistretto, che illustri i risultati raggiunti (anche i KPI di cui al punto 2), gli obiettivi futuri e le azioni di intraprendere. Non trascurerei anche le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. Perché non pensare ad una App del biodistretto? Attraverso la stessa gli utenti potrebbero essere informati sulle attività svolte ed in programma, sui produttori e sulle loro offerte. Ma potrebbero anche contribuire alla costruzione di un vero e proprio database del biodistretto, mettendo a disposizione di tutta la comunità le conoscenze di cui al punto 1. Penserei, ad esempio, ad una raccolta di ricette con erbe spontanee, fruibile tramite la App ed aggiornata ogni volta che un utente carica una nuova ricetta. Ovviamente, per i cittadini meno “tecnologici” il tutto dovrebbe essere anche reso disponibile in forma cartacea e sul sito web del biodistretto.

    In relazione al punto 7, ritengo che biodistretti ed aree protette dovrebbe dialogare il più possibile ed adottare delle linee strategiche comuni, soprattutto al fine di salvaguardare la biodiversità che caratterizza il territorio. Ad esempio, i KPI di cui al punto 2, dovrebbero riguardare anche la biodiversità e la tutela della stessa. I biodistetti potrebbero metterli a disposizione dell’area protetta in cui sono inseriti e quest’ultima potrebbe utilizzarli per monitorare la situazione e pianificare attività di gestione in modo più consapevole.

    In relazione al punto 9, infine, ritengo che vada effettuata una attività di promozione e di formazione periodica sull’agricoltura biologica, sulla sostenibilità, sul concetto di distretto (e di biodistretto) e di resilienza di un territorio… Sia nelle scuole che nelle università. Ad esempio, presso la Link Campus University di Roma si sta discutendo la possibilità di attivare un Corso di Studio in “Economia e Gestione della Filiera Alimentare”, all’interno del quale le precedenti tematiche troverebbero una naturale collocazione.

    Spero che le precedenti riflessioni possano apportare un contributo, seppur minimo, allo sviluppo dei biodistretti. Ovviamente sono a disposizione per la discussione critica delle stesse e per la loro implementazione prospettica.

    Un caro saluto,
    Nadia Cipullo

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